La storia di San Vincenzo Ferreri


Vincenzo Ferreri
(in catalano Vicent Ferrer e in spagnolo Vicente Ferrer; Valencia, 23 gennaio 1350 – Vannes, 5 aprile 1419) è stato un presbitero spagnolo dell'Ordine dei Frati Predicatori e si adoperò particolarmente per la composizione dello scisma d'Occidente: è stato proclamato santo da papa Callisto III nel 1455.

La vita di San Vincenzo Ferreri, nostro protettore, trova la sua giusta dimensione di eccezionalità e prodigiosità se inserita nella particolare epoca in cui visse. Egli si trovò ad operare negli anni compresi tra la fine del medioevo e gli inizi dell'umanesimo. Un periodo, questo, travagliato per le rivalità tra impero e papato, scosso dalla divisione dei cattolici, che provocò il grande scisma d'occidente con la Chiesa divisa tra papa e antipapa.
Proprio in questo contesto si inserisce l'intensa opera di predicazione e di riconciliazione realizzata da San Vincenzo e culminata nel 1416 con un grande contributo alla soluzione del grave problema dello scisma.

Nacque il 23 gennaio 1350, a Valenza, in Spagna, da don Guglielmo Ferreri e da donna Costanza Miguel. Fu chiamato Vincenzo in onore di San Vincenzo Martire.
Manifestò subito una forte propensione per la preghiera e la mortificazione. Dotato di straordinaria intelligenza, compì rapidamente e con grande profitto gli studi. A diciotto anni decise di abbracciare la vita religiosa e scelse l'ordine dei Domenicani, detti frati predicatori, per realizzare al meglio il suo ideale apostolico: predicare la parola di Dio in ogni angolo della terra.

Entrò a far parte dell'ordine il 6 febbraio 1368 e indossò l'abito che lo ritrae nelle immagini più conosciute: tonaca e scapolare bianchi, cappa e cappuccio neri. Proseguì gli studi presso la casa di formazione del suo ordine a Barcellona, e poi a Lerida e a Tolosa, e dal 1385 insegnò teologia a Valencia.

Due mesi dopo il suo ritorno definitivo da Avignone a Roma, papa Gregorio XI muore nel marzo 1378. E nell’Urbe tumultuante ("Vogliamo un papa romano, o almeno italiano"), i cardinali, in maggioranza francesi, eleggono il napoletano Bartolomeo Prignano (Urbano VI). Ma questi si scontra subito con i suoi elettori, e la crisi porta a un controconclave in settembre, nel quale gli stessi cardinali fanno Papa un altro: Roberto di Ginevra (Clemente VII) che tornerà ad Avignone. Così comincia lo scisma d’Occidente, che durerà 39 anni. La Chiesa è spaccata, i regni d’Europa stanno chi con Urbano e chi con Clemente. Sono divisi anche i futuri santi: Caterina da Siena (che ha scritto ai cardinali: "Oh, come siete matti!") è col Papa di Roma. E l’aragonese Vincenzo Ferrer (chiamato anche Ferreri in Italia) sta con quello di Avignone, al quale ha aderito il suo re. Vincenzo è un dotto frate domenicano, insegnante di teologia e filosofia a Lérida e a Valencia, autore poi di un trattato di vita spirituale ammiratissimo nel suo Ordine. Nei primi anni dello scisma lo vediamo collaboratore del cardinale aragonese Pedro de Luna, che è il braccio destro del Papa di Avignone, e che addirittura nel 1394 gli succede, diventando Benedetto XIII, vero Papa per gli uni, antipapa per gli altri. E si prende anche come confessore Vincenzo Ferrer, che diventa uno dei più autorevoli personaggi del mondo avignonese.

Nel 1395, dopo la visione in sogno di Gesù Cristo accompagnato da una schiera di Angeli improntò la sua predicazione sulla dottrina che riguarda il destino umano: cioè la morte, il giudizio individuale e quello universale. Attività questa che gli guadagnò il nome di angelo dell'apocalisse.

Nel settembre del 1398, durante l’assedio di Carlo VI di Francia (che non aveva riconosciuto l’elezione di Benedetto XIII) ad Avignone, Vincenzo Ferreri cadde malato: secondo una leggenda appartenente alla tradizione devozionale, sarebbe stato guarito miracolosamente da Gesù e dai santi Francesco e Domenico, che lo inviarono nel mondo a predicare, invitando i peccatori a convertirsi in attesa dell’imminente giudizio universale.

Si impegnò soprattutto per comporre lo scisma d'occidente, dapprima tentando una mediazione tra Gregorio XII e Benedetto XIII, poi cercando di convincere Benedetto a rinunciare alla tiara e, di fronte al suo rifiuto, cercando di sottrargli l’obbedienza della Spagna. L'occasione gli si presentò nel 1412 quando, morto senza eredi Martino I di Aragona, fu tra i giudici incaricati di stabilire la successione al trono (compromesso di Caspe): il trono venne assegnato al candidato sostenuto da Vincenzo, Ferdinando I di Aragona (il "Giusto"), che nel Concilio di Costanza si batté per la fine dello scisma e riconobbe l’elezione al soglio pontificio di Martino V Colonna, mettendo fine ad ogni pretesa di Benedetto XIII.

Trascorse la sua vita passando di terra in terra, predicando nelle piazze, nelle Chiese e nei campi davanti a plebei, semplici, nobili e scienziati e ricorrendo a miracoli per convertire i peccatori, salvare dai pericoli, risuscitare i morti, comandare la natura e guarire gli ammalati. Fu uno dei restauratori dell’unità, ma non solo dai vertici. Anzi, Spagna, Savoia, Delfinato, Bretagna, Piemonte lo ricorderanno a lungo come vigoroso predicatore in chiese e piazze. Mentre le gerarchie si combattevano, lui manteneva l’unità tra i fedeli. Vent’anni di predicazione, milioni di ascoltatori raggiunti dalla sua parola viva, che mescolava il sermone alla battuta, l’invettiva contro la rapacità laica ed ecclesiastica e l’aneddoto divertente, la descrizione di usanze singolari conosciute nel suo viaggiare. E non mancavano, nelle prediche sul Giudizio Universale, i tremendi annunci di castighi, con momenti di fortissima tensione emotiva, ottenendo, grazie alla sua abilità oratoria, al tono apocalittico dei suoi sermoni e alla fama di taumaturgo, numerose conversioni (soprattutto di musulmani ed ebrei). Andò camminando e predicando così per una ventina d’anni, e la morte non poteva che coglierlo in viaggio.

Morì, infatti, all'età di settanta anni, il 5 aprile 1419, a Vannes, in Bretagna (Francia), nella cui Cattedrale sono conservate alcune reliquie. Altre reliquie furono portate a Valenza, città in cui era nato. Papa Callisto III, suo compatriota, celebrò la cerimonia della sua canonizzazione il 3 giugno 1455, nella chiesa domenicana di Roma di Santa Maria sopra Minerva; il suo culto fu confermato da papa Pio II che, con bolla del 1458, fissò per la sua festa la data del 5 aprile, mentre l'Ordine Domenicano lo ricorda il 5 maggio.


Opere e scritti

De moderno schismate, trattato teologico-canonico, che mira a dimostrare la legittimità di Clemente VII;
De vita spirituali, trattato di spiritualità, probabilmente il più diffuso al termine del Medioevo;
Sermones, dicorsi suddivisi secondo i tempi liturgici e del calendario.

Fra gli scritti:
De supponitionibus dialecticis;
Quaestio solemnis de unitate universalis
;
Tractatus novus et valde compendiosus contra perfidiam iudaeorum
;
Tractatus consolatorius in tentationibus circa fidem
;
Liber de sacrificio Missae
;
Ordinaçions y establisements pera la Confraria de la preçiosa Sanch de J. C., anomenada dels disciplinants
.

Fra gli opuscoli:
De suppositionibus terminorum;
De unitate universalis
;
De moderno Ecclesiae schismate
.


Iconografia

Il culto di San Vincenzo Ferreri ha ispirato molti artisti, alcuni meno noti se non addirittura sconosciuti, altri invece di spessore come il pittore Spagnolo Diego Velasquez di cui si conserva una grandiosa Tela nella Chiesa di S. Domenico a Palermo o come Giovanni Bellini (detto il Giambellino) autore del Polittico custodito a Venezia nella Chiesa di San Giovanni e San Paolo. Tele, statue, affreschi e reliquiari arricchiscono le chiese di tutta l’Europa occidentale, naturalmente la maggior parte di queste opere è presente in chiese rette dai padri Domenicani, ordine di cui faceva parte San Vincenzo.

Il Santo taumaturgo domenicano, gode di un culto diffusissimo e la sua iconografia è tra le più varie. Infatti, essendo molti i luoghi in cui è venerato e innumerevoli le grazie elargite, viene rappresentato spesso con attributi iconografici insoliti.
Tuttavia, l'iconografia tradizionale vuole che sia rappresentato in abiti domenicani (tunica beige e mantello nero), abbia la tonsura e un braccio alzato che indica l'alto. In genere, una fiammella spicca sul suo capo, un paio d'ali stanno alle sue spalle, un angelo suona una tromba, porta un cartiglio con il motto “timete Deum, quia venit hora judicii eum” (“Temete Dio, poiché viene l'ora del Suo giudizio”) o un libro.
A cosa rimanda questa simbologia così ricca? L'abito domenicano, è ovvio, all'ordine religioso di appartenenza, i figli di San Domenico. Si narra che già dal ventre materno Vincenzo Ferreri era predistinato a tale vita monastica, tanto che con visioni e miracoli questa verità si mostrò alla madre ancor prima che nascesse.


Il braccio alzato e il dito verso l'alto hanno due significati. In primis, rimanda al famoso miracolo del muratore. Avendogli il priore proibito di fare miracoli, perchè a suo giudizio ne faceva troppi, Vincenzo cominciò a "contenersi". Un giorno passò da una via e vide un uomo che cadeva da una alta impalacatura. Subito intercedette per lui e l'uomo fu fermato per aria. Ma Vincenzo sapeva di non poter compiere miracoli così lo lasciò lì sospeso e con profonda umiltà andò a chiedere al Priore di poter intercedere affinchè l'uomo fosse completamente salvo. Giunto sul luogo, il priore incredulo, riconobbe la Santità di Vincenzo e gli consentì di salvare l'uomo. In secundis, indica il cielo, come a ricordarci che una è la Vera Vita e come tutte le grazie elargite provengano da lassù e non da lui.


La fiammella, oltre ad indicare lo spirito Santo che lo illuminava, ricorda il miracolo dele lingue. Vincenzo, infatti, fu un fervente predicatore, ma anche se parlava in spagnolo tutti lo comprendevano benissimo (come appunto gli Apostoli nel giorno della Pentecoste).


Il paio d'ali ricorda sempre le prediche infervorate di Vicenzo, che lo facevano sembrare quasi l'Angelo Dell'Apocalisse, e la sua immensa bontà, come di un serafino.
il libbro è il Vangelo con cui il santo ci invita alla conversione e a seguire Cristo. A volte sul libro è inciso incaratteri d'oro qualche passo del Vangelo o qualche incitazione.

Altre modalità in cui il Santo è solito essere rappresentato sono:

Ecco alcune grandi città, insieme ad alcuni centri minori, in cui si possono trovare opere riguardanti il Santo valenziano: